Discours Suisse: Politica energetica nella Svizzera tedesca - Da Basilea visionaria a Obwaldo conservatore
Zurigo (ats/ots) -
Basilea-città visionaria, Obwaldo conservatore, Zugo calcolatore e Argovia pragmatico: la varietà delle politiche energetiche applicate nei cantoni della Svizzera tedesca è dovuta a tradizioni storiche, particolarità politiche, interessi molteplici e ancorati regionalismi.
Basilea-città è il cantone anti-nucleare per eccellenza accanto a Basilea-campagna. Quest'ultimo, tuttavia, ha dimostrato negli ultimi mesi una certa ambivalenza. Nato dall'opposizione a Kaiseraugst (AG) negli anni Settanta, il movimento ha coinvolto l'intera classe politica, spiega all'ATS il presidente ecologista dell'esecutivo di Basilea-città, Guy Morin.
Basilesi anti-nucleari
Le catastrofi di Cernobyl e di Schweizerhalle nel 1986 hanno ulteriormente rafforzato l'ostilità al nucleare, diventata un'autentica tradizione per la popolazione basilese. Basilea-città e Basilea-campagna hanno ancorato la loro opposizione nelle rispettive costituzioni. Le loro posizioni sono pure state influenzate dai numerosi incidenti subiti dalla centrale alsaziana di Fessenheim (F).
I due semi-cantoni sono gli unici ad aver accettato, nel 2003, le due iniziative anti-nucleari sottoposte al verdetto popolare. Guy Morin è convinto che entrambi i Basilea voterebbero contro una nuova centrale atomica qualora gli svizzeri dovessero pronunciarsi sull'argomento fra quattro o cinque anni.
Meno radicale nel suo atteggiamento, Basilea-campagna non ha imitato il vicino cantone urbano nella promozione delle energie alternative e dell'efficienza energetica. Il semi-cantone si situa tuttavia nella media a livello nazionale.
Basilea-città "verde"
Basilea-città è il campione svizzero della politica energetica: unico ad aver introdotto - nel lontano 1984 - una tassa incitativa e una tassa d'incoraggiamento, Basilea-città ha destinato nel 2007 un importo di 10,5 milioni di franchi alla promozione delle energie rinnovabili (Berna: 6,5 milioni, Ginevra: 5,7 milioni, Argovia: 4 milioni, Zurigo: 3,4 milioni).
Ciò rappresenta 56 franchi per abitante, una cifra da quattro a cinque volte superiore a quella dei cantoni che lo seguono nella classifica (Appenzello Interno: 14 franchi, Ginevra e Appenzello Esterno: 13 franchi; Grigioni: 12 franchi).
Allievo esemplare, Basilea-città si distingue nelle svariate discipline - quali l'energia solare - e si colloca sistematicamente al primo rango o fra i primi della classifica in materia di messa in opera delle direttive della Conferenza dei direttori cantonali dell'energia. Pioniere, non esita a promuovere progetti visionari e innovanti quali la geotermia.
Il semi-cantone non sfugge tuttavia all'energia nucleare: attualmente acquista fra il 5 e il 10% di corrente di provenienza sconosciuta (probabilmente pure nucleare). Fra qualche anno - assicura Guy Morin - questa percentuale sarà sostituita dalle energie alternative. In confronto, il 40% dell'elettricità consumata in Svizzera è fornita dal nucleare.
Argovia pro-nucleare
"Presto o tardi dovremo sostituire l'energia atomica, perchè l'uranio non è illimitato, le centrali rappresentano un rischio e il problema delle scorie non è risolto", afferma il presidente dell'esecutivo di Basilea-città, il cui punto di vista - sottolinea - è condiviso dalla maggioranza rosso-verde del Consiglio di Stato.
Altro cantone, altro discorso: "il nucleare è la sola alternativa che ci permetterà di affrontare la penuria di approvvigionamento energetico che si profila all'orizzone del 2020", sostiene il presidente del governo argoviese Peter Beyeler.
Le centrali a gas - prosegue il consigliere di Stato radicale incaricato dell'energia - non rappresentano una soluzione a causa delle loro emissioni di CO2. Secondo lui, occorreranno peraltro anni per sviluppare grandi unità di produzione di energia alternativa.
Ambiente favorevole
L'Argovia ospita tre delle cinque centrali nucleari elvetiche, di cui la prima (Beznau 1), costruita nel 1964. L'apertura, tradizionale, del cantone al nucleare si spiega in parte con l'esistenza di un'economia strettamente legata al settore energetico, spiega Beyeler.
Gruppi quali ABB, ALSTOM, AXPO hanno la loro sede in Argovia. Il cantone possiede inoltre il 28% delle participazioni di AXPO, che controlla totalmente la centrale di Beznau (AG) e buona parte di quelle di Leibstadt (AG) e Gösgen (SO).
Ciò non vuol dire che l'opposizione al nucleare sia inesistente in Argovia. Il presidente spera tuttavia ch'essa rappresenti "meno della metà della popolazione".
Argovia "ecologista"
Ciò non significa nemmeno che il cantone punta esclusivamente sull'energia nucleare, che rappresenta circa un terzo del consumo locale di elettricità (il rimanente è di origine essenzialmente idraulica).
Fra il 2001 e il 2007, l'Argovia ha più che triplicato i mezzi destinati alla promozione delle energie verdi e soprattutto dell'efficienza energetica. I risparmi di energia e la società a 2000 watts costituiscono la "priorità assoluta".
L'impegno dell'Argovia sul piano energetico è intimamente legato alla persona di Peter Beyeler, ritiene Thomas Jud, dell'Ufficio federale dell'energia. Ex vice-presidente delle Force motrici del nord-ovest (NOK), l'ingegnere di formazione è pure presidente dell'associazione MINERGIE. Beyeler è inoltre all'origine della piattaforma di dialogo volta a sviluppare una politica energetica sostenibile (Trialogue Energie Suisse).
Atteggiamento "monopolistico"
Quest'impegno va ricondotto ad un "atteggiamento monopolistico", critica Arthur Wellinger, direttore dell'Agenzia per le energie rinnovabili e l'efficacità energetica (AEE). Secondo lui, AXPO e NOK, senza le quali "niente si muove in Argovia", tentano di "occupare pure questo settore energetico".
Quali siano le spiegazioni, essere un cantone nucleare non significa trascurare le energie alternative. Berna, che detiene il 52,5% del gruppo BKW FMB, proprietario della centrale di Mühleberg (BE), moltiplica gli sforzi e potrebbe, nel 2009, soppiantare Basilea-città in termini d'investimenti. Soletta (Gösgen) si dimostra invece piuttosto passivo.
Svizzera primitiva: poco o niente
Ad eccezione di Lucerna che si è appena svegliato, la regione maggiormente in ritardo in materia di politica energetica è la Svizzera centrale, una "terra incolta" secondo Arthur Wellinger. Obwaldo, Svitto e Zugo non dispongono nè di programmi di promozione nè di crediti appositi. Obwaldo e Svitto non hanno nemmeno elaborato basi legali.
"Soprattutto non cambiar nulla: questo è l'atteggiamento generale" nella regione, critica Wellinger. Thomas Jud, dell'UFE, concede dal canto suo che, nella Svizzera centrale, il clima politico non sia favorevole alla promozione delle energie rinnovabili.
Zugo: il diktat delle finanze
"A Zugo, la politica finanziaria e fiscale impone il suo diktat", denuncia Andreas Hürlimann, deputato alternativo al Gran consiglio. E' il paradosso di questo cantone facoltoso ma che "fa economie da spilorcio" per poter diminuire le imposte. Nel 2007, Zugo ha soppresso il proprio programma d'incoraggiamento per l'utilizzazione della legna locale.
La situazione non cambierà finchè il direttore cantonale delle costruzioni e dunque dell'energia (attualmente UDC) "sarà convinto di proteggere l'ambiente costruendo delle strade perchè in questo modo non ci saranno colonne di automobili", costata Hürlimann.
"Siamo favorevoli ad una nuova centrale nucleare e riteniamo che l'energia atomica sia compatibile con i principi dello sviluppo sostenibile" ha scritto in luglio il governo di Zugo in risposta ad un'interpellanza del deputato alternativo. Il cantone copre il 77% del suo fabbisogno con l'elettricità ricavata dall'atomo.
A causa della presenza dei giganti Petroplus e Glencore, il commercio del petrolio è uno dei pilastri della sua economia privata. Tuttavia non è mai stato stabilito un legame fra queste attività e l'inerzia delle autorità in materia di energie rinnovabili, rileva Andreas Hürlimann.
"Lasciar fare il mercato"
Altro cantone liberale, San Gallo è anch'esso in ritardo. "Come a Zugo, si è convinti che occorra lasciar fare il mercato", analizza Wellinger. Dopo aver revocato il suo programma d'incoraggiamento nel 2003, il cantone lo ha appena reintrodotto e accompagnato da un concetto energetico.
"La politica energetica è di nuovo al primo posto dei temi politici", si rallegra Fadri Ramming, segretario generale della Conferenza dei direttori cantonali dell'energia. L'aumento del prezzo del petrolio incita i governi e i parlamenti ad interessarsi alle energie non fossili. Altri cantoni - osserva - si erano eccessivamente riposati sui programmi della Fondazione Centesimo climatico.
L'orientamento politico di un cantone non basta a spiegare il suo atteggiamento nei confronti delle energie rinnovabili. Borghese per eccellenza, la Turgovia ne è l'esempio perfetto. "In questo cantone i partiti, UDC in testa, hanno fatto la gara in materia", nota Wellinger. Fra il 2001 e il 2007, il cantone ha moltiplicato per sei il suo budget per la promozione delle energie pulite.
Città più progressiste
Senza poter parlare di vera e propria spaccatura fra città e campagna, gli agglomerati sono generalmente più progressisti e al contempo più refrattari al nucleare. Il caso di Berna è il più eloquente.
Il cantone sostiene chiaramente lo sfruttamento illimitato della centrale di Mühleberg, mentre la città vi è opposta. Quest'ultima, che detiene tuttavia il 7,5% delle partecipazioni nella centrale di Gösgen, dichiara nel suo regolamento comunale di voler sostituire l'energia atomica con le energie rinnovabili e locali.
Più pragmatica e più prudente, la città di Zurigo, proprietaria al 15% di Gösgen, vuole impegnarsi "a rinunciare ad acquistare nuove partecipazioni negli impianti di energia nucleare". Sia Berna che Zurigo hanno fornito un nuovo impulso alle vendite di corrente verde grazie ad un nuovo ventaglio di prodotti.
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